Un film su Primo Carnera (in lavorazione)

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Gli studi di EDI Effetti Digitali sono nel cuore della Chinatown milanese, a due passi da via Paolo Sarpi. Paradossale, e anche un po’ intrigante: all’angolo della strada, carrelli incessanti trasportano scatoloni pieni di chissà che, i ristoranti promettono una scrupolosa dedizione al fritto sin dalla soglia d’ingresso. Qui dentro, invece, si disegnano le sontuose scenografie e si ricamano gli effetti speciali dell’ultimo film diretto da Renzo Martinelli : Carnera.

Alla “Montagna che cammina” il regista brianzolo (è di Cesano Maderno) ha dedicato le sue ultime fatiche. Un film sul pugile che divenne simbolo di tutta Italia negli anni Trenta, “quelli che De Felice definiva del consenso”, spiega lui stesso, “quelli in cui 50 milioni di italiani erano col Duce e solo 200 dissidenti languivano nelle patrie galere”. Insomma, un’epoca che – sotto l’osservazione della macchina da presa di Martinelli, cineasta abbonato alle polemiche e certo non amato dalla critica – potrebbe trasformarsi nell’ennesima fonte di querelle mediatiche.

Renzo Martinelli, con il fido montatore Osvaldo Bargero, è in questo quartier generale della videografica (fondato da Pasquale Croce e Francesco Grisi, due under 40 dal look molto casual ma dagli attributi imprenditoriali tutt’altro che casuali) per “cucinare” l’effettistica di Carnera , la cui uscita è prevista per settembre/ottobre 2007 (con successiva programmazione in miniserie fiction su Canale 5): più di 600 inquadrature, per oltre un terzo del film. E non si parla di crasse evoluzioni supereroistiche, bensì di inserti ad hoc, funzionali alla trama. D’altronde, EDI Effetti Digitali ha operato in numerosi prodotti pubblicitari e in altrettanti celebri film, come La febbre e Casomai di Alessandro D’Alatri, Quo Vadis, Baby? di Gabriele Salvatores, La cura del gorilla di Carlo A. Sigon e “l’unico effetto digitale incluso ne Il Caimano di Nanni Moretti”.

Invitati a uno sguardo in anteprima, non abbiamo potuto che strabuzzare gli occhi. Sul monitor del computer, le immagini di repertorio con il vero Carnera protagonista subiscono la chirurgica sostituzione: l’attore che dà volto al Carnera cinematografico (Andrea Iaia , 2 metri e 5 d’altezza, e un training di due anni sul ring per diventare credibile nel ruolo) ne prende il posto e tutto resta immutato. A cominciare da quelle sublimi imperfezioni della pellicola in bianco e nero, logorata dal tempo. Nella sequenza del matrimonio del pugile, a Sequals in Friuli, tutto riproduce l’originale. Così come nella premiazione di Carnera da parte di Benito Mussolini, in Palazzo Venezia. Non solo: le scenografie appena abbozzate sul set realizzato in Romania, grazie al computer si trasformano in quelle, imponenti, delle arene più famose del mondo, dal Madison Square Garden di New York al Royal Albert Hall di Londra.

Tocchi di “epico”, per l’appunto, per un regista che non perde occasione per lamentare, nel cinema italiano, proprio l’assenza di questa caratteristica: “Il cinema d’autore di casa nostra non sa più creare qualcosa di epico, perché per farlo dovrebbe dimostrarsi attento verso la tecnologia. E figuriamoci se lo fa, snob com’è”. Martinelli è il tipo che non le manda a dire, a voce come nei suoi film: i quali, solitamente, raccolgono cinghiate malevole dalla critica, e alzate di sorpacciglio da parte dei colleghi. Porzus rivangò qualche tragico scheletro nell’armadio della Resistenza italiana, Piazza delle Cinque Lune cercò di smentire la stessa testimonianza dell’ex BR Valerio Morucci sul rapimento e sull’uccisione di Aldo Moro (“Ho più volte sfidato Morucci a un confronto sulle immagini dell’agguato e del sequestro, l’ultima volta anche nella redazione dell’Espresso, in compagnia di Giampaolo Pansa, ma lui ha sempre rifiutato”, spiega l’inesorabile Martinelli, che dietro alla tragedia Moro vede le mani di più di un servizio segreto), Vajont non risparmiò le accuse sul disastro in terra friulana e Il mercante di pietre scandalizzò, ultimo di una folta lista, nietemeno che il presidente di AN Gianfranco Fini che, nel film, vide “propaganda becera, che sconsiglio vivamente a tutti, perché rischia di alimentare l’islamofobia”.

“Io cerco di fare film con onestà – spiega Martinelli, scrollandosi di dosso le diffidenze degli addetti ai lavori, che in lui hanno sempre visto un personaggio non perfettamente definibile, e quindi inquietante – Le tesi che affermo sul caso Moro in Piazza delle Cinque Lune si basano su nomi e cognomi e, non mi stanco di ripeterlo, non ho mai ricevuto alcuna querela per quanto affermato”.

Ecco perché, con lo stesso istinto provocatorio, Martinelli ha pronti due altri progetti cinematografici: “Un film su Barbarossa e sulla battaglia di Legnano – spiega – e uno sulla vera morte di Mussolini. Il primo avrà come protagonista Rutger Hauer, nei panni del re tedesco, Alessandro Gassman in quelli di Alberto da Giussano e F. Murray Abraham, un amico che dice sempre sì a ogni mia proposta, in quelli del traditore dei Comuni, Siniscalco Barozzi”. Quanto al film sulla morte del Duce, “la tesi che sostengo è che a uccidere il dittatore furono i servizi segreti inglesi, e non i partigiani comunisti. Le testimonianze di Luigi Longo fanno acqua da tutte le parti: il corpo del Duce era traforato dai proiettili, ma da posizione verticale, e gli indumenti erano intatti. Com’è possibile? Fu ucciso, trascinato sul terreno e rivestito”.

 

di Ferruccio Gattuso 

Andrò controcorrente ma a me Mertinelli come regista piace moltissimo, almeno non è ipocrita e buonista come molti nostri registi, qualcosa di vero deve pur dire dato che viaggia sotto scotra, ha rotto le balle a molti partiti e bande segrete, fù l’unico che ebbe il coraggio di fare un film come Porzus, naturamente boicottato in Italia, vai Martinelli continua cosi, spero che il film su Carnera sia un gran film come grande è stato l’uomo

BYby by udo 

Un film su Primo Carnera (in lavorazione)ultima modifica: 2007-05-26T11:30:37+02:00da ccbologna
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